I Frati Minori del Lazio

me

Il Tau

L’Ordine dei Frati Minori (OFM) è costituito dai frati, che, incorporati nelle Province e nelle Custodie, ... La Regola dei Frati Minori confermata da Papa Onorio III (1223) è il fondamento della vita e della legislazione dell’Ordine.

Le Catacombe di S. Sebastiano Fuori le Mura sono custodite dai Frati Francescani della Minoritica Provincia Romana dei SS. Apostoli Pietro e Paolo.

I figli di S. Francesco curano sia la Catacomba, sia la Parrocchia di S. Sebastiano dal 23 Giugno del 1826, il Papa Leone XII affidò loro l’insigne Santuario dell’Appia, sostituendo la presenza dei Monaci Cistercensi Riformati d’Italia, che, con alterne vicende, vi risiedevano da secoli. Il Pontefice, nel suo Breve “Ex locis sacris”, definisce il sito in questione come uno dei tre Santuari più venerati a Roma, dopo la “confessione” di S. Pietro in Vaticano e il luogo della decapitazione di S. Paolo. (cfr. Bullarii Romani Continuatio, t. 85, Prato 1854, n 445).

Sono trascorsi molti anni da quel giorno e la presenza, l’attenta custodia, ma soprattutto il contributo determinante alla esplorazione, illustrazione e conoscenza del luogo da parte di tanti “fratelli maggiori”, ha ampiamente ripagato la fiducia riposta dal Papa nei confronti dei Frati Francescani.

Già nel 1877, nel Giornale degli Scavi della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra viene indicato che “in una sala del Monastero di S. Sebastiano i Padri Francescani hanno riunito un gruppo di iscrizioni e di frammenti di sarcofagi”.

Il primo francescano che si occupò della “Memoria Apostolica”, centro e cuore del sito, fu il P. Paolino Bufalieri, che giunse a dire che la Basilica fu costruita sotto Papa Damaso (366-384) e che la traslazione dei corpi dei SS. Apostoli Pietro e Paolo “in catacumbas” avvenne prima per Pietro e nel 258 per Paolo. (cfr. La Basilica Apostolorum e la Critta Apostolica dell’Appia – Roma, Tipografia Guerra e Mirri, 1891, p. 30). Tanto importante fu il suo contributo alla scienza che fu nominato socio della Pontificia Accademia di Archeologia Sacra.

A raccogliere il testimone venne P. Mariano Colagrossi, il quale, dal 1906, inizia la sua opera e riporta alla luce una cripta absidata, nella quale il suo collaboratore P. Bernardino De Santis rinviene un graffito, in cui si legge “Domus Petri”. Questa scoperta lasciava, e tutt’ora non è completamente risolta, la questione relativa alla dimora che potrebbe essere stata abitata dallo stesso S. Pietro o aver contenuto le sue spoglie mortali (cfr. La Critta fine II secolo di un martire scoperta ed illustrata dal P. Mariano Colagrossi – Roma, Tipografia Befani, 1909).

Fr. Damiano Pinna, fratello non sacerdote, originario della Sardegna, segnò una tappa fondamentale nel recupero della “Memoria Apostolica” nella Catacomba. Egli, nell’intento di arrivare al centro della Basilica, senza scavare il pavimento della stessa, nella convinzione che quello fosse il “tesoro” dell’intero sito, iniziò uno scavo dalla Cappella Albani. Durante lo scavo, scoprì di un Colombario Pagano, prova che qualcosa sotto la Basilica esisteva, infatti qualche anno dopo con la collaborazione di Mons. De Wall, che stanziò i fondi per scavare dal centro della Basilica si imbatterono finalmente in quell’ambiente che oggi definiamo “Triclia”. Con immensa gioia ed ammirazione trovò centinaia di graffiti che recavano invocazioni ai SS. Pietro e Paolo, in greco e latino. Era il 15 Marzo del 1915. La conclusione era la stessa di coloro che l’avevano preceduto: le spoglie mortali dei principi della cristianità avevano dimorato per un tempo in questa Catacomba, nei pressi dei graffiti.