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«CREDO LA RISURREZIONE DELLA
CARNE»
Il significato della morte cristiana Il Credo
cristiano – professione della nostra fede in Dio Padre, Figlio e
Spirito Santo, e nella sua azione creatrice, salvifica e
santificante – culmina nella proclamazione della risurrezione
dei morti alla fine dei tempi, e nella vita eterna. Noi
fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo è
veramente risorto dai morti e vive per sempre, così pure i
giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo
risorto, e che egli li risusciterà nell'ultimo giorno. Come la
sua, anche la nostra risurrezione sarà opera della Santissima
Trinità: « Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai
morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti
darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo
Spirito che abita in voi » (Rm 8,11). Il termine « carne »
designa l'uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità.
La «risurrezione della carne» significa che, dopo la morte, non
ci sarà soltanto la vita dell'anima immortale, ma che anche i
nostri « corpi mortali » (Rm 8,11) riprenderanno vita. Credere
nella risurrezione dei morti è stato un elemento essenziale
della fede cristiana fin dalle sue origini. « Fiducia
christianorum resurrectio mortuorum; illam credentes, sumus – La
risurrezione dei morti è la fede dei cristiani: credendo in essa
siamo tali»: «Come possono dire alcuni tra voi che non esiste
risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti,
neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato,
allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra
fede [...]. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti,
primizia di coloro che sono morti» (1 Cor 15,12-14.20).
I. La Rivelazione della Resurrezione nella Sacra Scrittura La
risurrezione dei morti è stata rivelata da Dio al suo popolo
progressivamente. La speranza nella risurrezione corporea dei
morti si è imposta come una conseguenza intrinseca della fede in
un Dio Creatore di tutto intero l'uomo, anima e corpo. Il
Creatore del cielo e della terra è anche colui che mantiene
fedelmente la sua Alleanza con Abramo e con la sua discendenza.
È in questa duplice prospettiva che comincerà ad esprimersi la
fede nella risurrezione. Nelle loro prove i martiri Maccabei
confessano: « Il Re del mondo, dopo che saremo morti per le sue
leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna » (2 Mac 7,9). « È
bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio
l'adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo
risuscitati » (2 Mac 7,14). I farisei e molti contemporanei del
Signore speravano nella risurrezione. Gesù la insegna con
fermezza. Ai sadducei che la negano risponde: « Non siete voi
forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né
la potenza di Dio? » (Mc 12,24). La fede nella risurrezione
riposa sulla fede in Dio che « non è un Dio dei morti, ma dei
viventi! » (Mc 12,27). Ma c'è di più. Gesù lega la fede nella
risurrezione alla sua stessa persona: « Io sono la risurrezione
e la vita » (Gv 11,25). Sarà lo stesso Gesù a risuscitare
nell'ultimo giorno coloro che avranno creduto in lui e che
avranno mangiato il suo Corpo e bevuto il suo Sangue. Egli fin
d'ora ne dà un segno e una caparra facendo tornare in vita
alcuni morti, annunziando con ciò la sua stessa risurrezione, la
quale però sarà di un altro ordine. Di tale avvenimento senza
eguale parla come del segno di Giona, del segno del Tempio:
annunzia la sua risurrezione al terzo giorno dopo essere stato
messo a morte. Essere testimone di Cristo è essere « testimone
della sua risurrezione» (At 1,22), aver mangiato e bevuto con
lui dopo la sua risurrezione dai morti» (At 10,41). La speranza
cristiana nella risurrezione è contrassegnata dagli incontri con
Cristo risorto. Noi risusciteremo come lui, con lui, per mezzo
di lui. Fin dagli inizi, la fede cristiana nella risurrezione
ha incontrato incomprensioni ed opposizioni. «In nessun altro
argomento la fede cristiana incontra tanta opposizione come a
proposito della risurrezione della carne». Si accetta abbastanza
facilmente che, dopo la morte, la vita della persona umana
continui in un modo spirituale. Ma come credere che questo
corpo, la cui mortalità è tanto evidente, possa risorgere per la
vita eterna? Come risuscitano i morti? Che cosa significa «
risuscitare »? Con la morte, separazione dell'anima e del corpo,
il corpo dell'uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va
incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo
corpo glorificato. Dio nella sua onnipotenza restituirà
definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi
riunendoli alle nostre anime, in forza della risurrezione di
Gesù. Chi risusciterà? Tutti gli uomini che sono morti: «
Usciranno [dai sepolcri], quanti fecero il bene per una
risurrezione di vita e quanti fecero il male per una
risurrezione di condanna » (Gv 5,29). Come? Cristo è risorto con
il suo proprio corpo: « Guardate le mie mani e i miei piedi:
sono proprio io!» (Lc 24,39); ma egli non è ritornato ad una
vita terrena. Allo stesso modo, in lui, «tutti risorgeranno coi
corpi di cui ora sono rivestiti », ma questo corpo sarà
trasfigurato in corpo glorioso, in « corpo spirituale » (1 Cor
15,44): «Ma qualcuno dirà: "Come risuscitano i morti? Con quale
corpo verranno?". Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se
prima non muore, e quello che semini non è il corpo che nascerà,
ma un semplice chicco [...]. Si semina corruttibile e risorge
incorruttibile. [...] È necessario infatti che questo corpo
corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale
si vesta di immortalità » (1 Cor 15,35-37.42.52-53). Il « modo
con cui avviene la risurrezione » supera le possibilità della
nostra immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo
nella fede. Ma la nostra partecipazione all'Eucaristia ci fa già
pregustare la trasfigurazione del nostro corpo per opera di
Cristo: « Come il pane che è frutto della terra, dopo che è
stata invocata su di esso la benedizione divina, non è più pane
comune, ma Eucaristia, composta di due realtà, una terrena,
l'altra celeste, così i nostri corpi che ricevono l'Eucaristia
non sono più corruttibili, dal momento che portano in sé il
germe della risurrezione ». Quando? Definitivamente «
nell'ultimo giorno » (Gv 6,39-40.44.54; 11,24); « alla fine del
mondo ». Infatti, la risurrezione dei morti è intimamente
associata alla parusia di Cristo: « Perché il Signore stesso, a
un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di
Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in
Cristo » (1 Ts 4,16). Risuscitati con Cristo Se è vero che
Cristo ci risusciterà « nell'ultimo giorno », è anche vero che,
per un certo aspetto, siamo già risuscitati con Cristo. Infatti,
grazie allo Spirito Santo, la vita cristiana, fin d'ora su
questa terra, è una partecipazione alla morte e alla
risurrezione di Cristo: « Con lui infatti siete stati sepolti
insieme nel Battesimo, in lui anche siete stati insieme
risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha
risuscitato dai morti [...]. Se siete risorti con Cristo,
cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla
destra di Dio » (Col 2,12; 3,1). I credenti, uniti a Cristo
mediante il Battesimo, partecipano già realmente alla vita
celeste di Cristo risorto, ma questa vita rimane « nascosta con
Cristo in Dio » (Col 3,3). « Con lui, [Dio] ci ha anche
risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù » (Ef
2,6). Nutriti del suo Corpo nell'Eucaristia, apparteniamo già al
corpo di Cristo. Quando risusciteremo nell'ultimo giorno «
allora » saremo anche noi « manifestati con lui nella gloria »
(Col 3,4). Nell'attesa di quel giorno, il corpo e l'anima del
credente già partecipano alla dignità di essere « in Cristo »;
di qui l'esigenza di rispetto verso il proprio corpo, ma anche
verso quello degli altri, particolarmente quando soffre: « Il
corpo è per il Signore e il Signore è per il corpo. Dio poi che
ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua
potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?
[...] Non appartenete a voi stessi. [...] Glorificate dunque Dio
nel vostro corpo (1Cor 6,13-15.19-20).
II. Morire in Cristo Gesù Per risuscitare con Cristo, bisogna
morire con Cristo, bisogna « andare in esilio dal corpo e
abitare presso il Signore » (2 Cor 5,8). In questo « essere
sciolto » che è la morte, l'anima viene separata dal corpo. Essa
sarà riunita al suo corpo il giorno della risurrezione dei
morti. La morte « In faccia alla morte l'enigma della
condizione umana diventa sommo ». Per un verso la morte
corporale è naturale, ma per la fede essa in realtà è « salario
del peccato » (Rm 6,23). E per coloro che muoiono nella grazia
di Cristo, è una partecipazione alla morte del Signore, per
poter partecipare anche alla sua risurrezione. La morte è il
termine della vita terrena. Le nostre vite sono misurate dal
tempo, nel corso del quale noi cambiamo, invecchiamo e, come per
tutti gli esseri viventi della terra, la morte appare come la
fine normale della vita. Questo aspetto della morte comporta
un'urgenza per le nostre vite: infatti il far memoria della
nostra mortalità serve anche a ricordarci che abbiamo soltanto
un tempo limitato per realizzare la nostra esistenza. «
Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza [...]
prima che ritorni la polvere alla terra, com'era prima, e lo
spirito torni a Dio che lo ha dato» (Qo 12,1.7). La morte è
conseguenza del peccato. Interprete autentico delle affermazioni
della Sacra Scrittura e della Tradizione, il Magistero della
Chiesa insegna che la morte è entrata nel mondo a causa del
peccato dell'uomo.Sebbene l'uomo possedesse una natura mortale,
Dio lo destinava a non morire. La morte fu dunque contraria ai
disegni di Dio Creatore ed essa entrò nel mondo come conseguenza
del peccato.« La morte corporale, dalla quale l'uomo sarebbe
stato esentato se non avesse peccato », è pertanto « l'ultimo
nemico » (1 Cor 15,26) dell'uomo a dover essere vinto. La morte
è trasformata da Cristo. Anche Gesù, il Figlio di Dio, ha subìto
la morte, propria della condizione umana. Ma, malgrado la sua
angoscia di fronte ad essa, egli la assunse in un atto di totale
e libera sottomissione alla volontà del Padre suo. L'obbedienza
di Gesù ha trasformato la maledizione della morte in
benedizione. Il senso della morte cristiana Grazie a
Cristo, la morte cristiana ha un significato positivo. « Per me
il vivere è Cristo e il morire un guadagno » (Fil 1,21). « Certa
è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche con lui » (2
Tm 2,11). Qui sta la novità essenziale della morte cristiana:
mediante il Battesimo, il cristiano è già sacramentalmente «
morto con Cristo », per vivere di una vita nuova; e se noi
moriamo nella grazia di Cristo, la morte fisica consuma questo «
morire con Cristo » e compie così la nostra incorporazione a lui
nel suo atto redentore. Nella morte, Dio chiama a sé l'uomo. Per
questo il cristiano può provare nei riguardi della morte un
desiderio simile a quello di san Paolo: « il desiderio di essere
sciolto dal corpo per essere con Cristo » (Fil 1,23); e può
trasformare la sua propria morte in un atto di obbedienza e di
amore verso il Padre, sull'esempio di Cristo: « Ogni mio
desiderio terreno è crocifisso; [...] un'acqua viva mormora
dentro di me e interiormente mi dice: "Vieni al Padre!" ». «
Voglio vedere Dio, ma per vederlo bisogna morire ».« Non muoio,
entro nella vita ». La visione cristiana della morte è espressa
in modo impareggiabile nella liturgia della Chiesa: « Ai tuoi
fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre
si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata
un'abitazione eterna nel cielo ». La morte è la fine del
pellegrinaggio terreno dell'uomo, è la fine del tempo della
grazia e della misericordia che Dio gli offre per realizzare la
sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo
destino ultimo. Quando è « finito l'unico corso della nostra
vita terrena », noi non ritorneremo più a vivere altre vite
terrene. « È stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta
» (Eb 9,27). Non c'è « reincarnazione » dopo la morte. La Chiesa
ci incoraggia a prepararci all'ora della nostra morte (« Dalla
morte improvvisa, liberaci, Signore »: antiche Litanie dei
santi), a chiedere alla Madre di Dio di intercedere per noi «
nell'ora della nostra morte » (« Ave Maria ») e ad affidarci a
san Giuseppe, patrono della buona morte: « In ogni azione, in
ogni pensiero, dovresti comportarti come se tu dovessi morire
oggi stesso; se avrai la coscienza retta, non avrai molta paura
di morire. Sarebbe meglio star lontano dal peccato che fuggire
la morte. Se oggi non sei preparato a morire, come lo sarai
domani? ».
« Laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte corporale, da
la quale nullo homo vivente pò skappare. Guai a quelli ke
morranno ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le
tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farà male».
S. Francesco d’Assisi n sintesi « La carne è il cardine
della salvezza ». Noi crediamo in Dio che è il Creatore
della carne; crediamo nel Verbo fatto carne per riscattare la
carne; crediamo nella risurrezione della carne, compimento della
creazione e della redenzione della carne. Con la morte l'anima
viene separata dal corpo, ma nella risurrezione Dio tornerà a
dare la vita incorruttibile al nostro corpo trasformato,
riunendolo alla nostra anima. Come Cristo è risorto e vive per
sempre, così tutti noi risusciteremo nell'ultimo giorno. «
Crediamo [...] nella vera risurrezione della carne che abbiamo
ora ».Mentre, tuttavia, si semina nella tomba un corpo
corruttibile, risuscita un corpo incorruttibile, un « corpo
spirituale» (1 Cor 15,44). In conseguenza del peccato
originale, l'uomo deve subire « la morte corporale, dalla quale
sarebbe stato esentato se non avesse peccato ». Gesù, il Figlio
di Dio, ha liberamente subìto la morte per noi in una
sottomissione totale e libera alla volontà di Dio, suo Padre.
Con la sua morte ha vinto la morte, aprendo così a tutti gli
uomini la possibilità della salvezza.
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