Catacombe di San Sebastiano

  Benvenuto       Welcome       Recepcion       Bienvenue       Willkommen

Home Page

La Catacomba e i Frati Francescani
S. Sebastiano martire
Dalla Catacomba alla Basilica
Il Significato cristiano della Morte
Il Cimitero sotterraneo
Il Culto dei SS. Apostoli Pietro e Paolo
La “Memoria Apostolorum”
I Simboli nella Catacomba
La Basilica di S. Sebastiano
Il Salvator Mundi

Domine, quo vadis”
Il “Pellegrinaggio delle Sette Chiese”

Informazioni e Contatti
Come raggiungerci

 

Blog e news

Lavora con noi

 

DOMINE QUO VADIS?

La tradizione del “Quo vadis, Domine?”, che significa, Signore,dove vai?, si ispira a una testo apocrifo secondo la quale, durante la persecuzione scatenata da Nerone contro i cristiani, Pietro si apprestava a lasciare Roma. Giunto alle porte della città, dove la via Appia si incrocia con la via Ardeatina, ebbe una visione: Gesù Cristo, portando la croce, si accingeva ad entrate in città. Sorpreso, Pietro gli chiese: “Signore, dove vai?”. E il Signore rispose: “ Vado in città a farmi crocifiggere un’altra volta”. San Pietro rimase immobile, capì che doveva tornare per affrontare il suo martirio.

I RACCONTI DEGLI APOCRIFI SU PIETRO

 

Tra gli Apocrifi, abbiamo documenti che narrano le vicende dell’apostolo Pietro a Roma, soffermandosi in particolare a raccontare nei dettagli il presunto incontro-scontro tra questi e Simon Mago.

il racconto ha una grande diffusione e ci permette di conoscere le tradizioni cristiane che si sviluppano e trovano una loro visualizzazione, e una successiva monumentalizzazione, proprio sull’Appia, incrementando anche il pellegrinaggio “sulle orme dell’Apostolo”.

Viene dunque riportato negli Atti di Pietro, nella Passione di Pietro dello Pseudo-Lino e negli Atti di Pietro e Paolo dello Pseudo-Marcello, testi che possono essere datati dal II al IV secolo d.C..

Il racconto, come quello successivo del martirio a testa in giù, rappresenta evidentemente uno sviluppo letterario sia del testo del Vangelo di Giovanni in cui si descrive l’ultimo colloquio di Pietro con Cristo (Gv 21, 15-23), sia del capitolo degli Atti in cui si racconta la sua liberazione dal carcere (At 12, 1-17).

Le descrizioni fornite da questi apocrifi circolano nella comunità cristiana e vengono riportate anche da autorevoli autori quali Tertulliano (Scorp. 15,3; Prescrizione, 36; Contro Marcione, IV,5) ed Origene (in Eusebio, Hist. Eccl., III, 1, 2).

Rileggiamo il passo saliente degli Atti di Pietro, il testo apocrifo più antico, risalente alla fine del II secolo:

Santippe si accorse del consiglio del marito [Albino] ad Agrippa [Prefetto di Roma] e mandò ad avvisare Pietro di uscire da Roma.

Anche gli altri fratelli, insieme a Marcello, lo scongiuravano di andarsene. Ma Pietro rispose loro: ‘Dobbiamo dunque fuggire, o fratelli?’. Quelli dicevano: ‘No, ma è perché tu puoi ancora servire il Signore’. Pietro, dunque, ubbidendo ai fratelli, partì solo, dicendo: ‘Nessuno di voi esca con me; mi travesto e me ne esco solo’. Mentre però attraversava la porta, vide entrare in Roma il Signore. Vedendolo gli disse: ‘Signore, come mai ti trovi qui?’. Il Signore gli rispose: ‘Vado a Roma per essere crocifisso’. Pietro gli chiese: ‘Signore, tu sei crocifisso di nuovo?’. Gli disse: ‘Sì, Pietro, io sono crocifisso di nuovo’. Allora Pietro rientrò in se stesso e vide il Signore salire al cielo. Tornò pertanto a Roma lieto e glorificando il Signore, perché lui stesso gli aveva detto: ‘lo sono crocifisso’, come doveva accadere a Pietro”.

 

Nella Passione di Pietro dello Pseudo-Lino, databile al IV secolo, la scena del dialogo tra Pietro e i cristiani di Roma diventa ancor più dettagliata.

Intervengono anche i custodi del carcere, Processo e Martiniano, poi Martiri anch’essi, per scongiurare Pietro di andarsene da Roma, ricordando e testimoniando il loro affetto e la loro devozione verso chi li aveva battezzati, nel carcere Mamertino, facendo sgorgare una fonte d’acqua dalla pietra. Convinto dai discepoli Pietro parte. Ecco la versione dell’episodio fornita dalla Passione:

 “La notte seguente, compiuta la preghiera liturgica, salutò i fratelli e raccomandatili a Dio con la benedizione, partì solo. Mentre camminava, gli caddero le fasce della gamba, consunte dal ceppo. Stava però per varcare la porta della città, quando si vide venire incontro Cristo. Lo adorò e gli disse: ‘Signore, dove vai?’. Cristo gli rispose: ‘Vengo a Roma per essere crocifisso di nuovo’. Pietro a lui: ‘Signore, sarai crocifisso di nuovo?’. Il Signore a lui: ‘Sì, sarò crocifisso di nuovo!’. Pietro replicò: ‘Signore, torno indietro per seguirti. Quindi il Signore prese la via per il cielo. Pietro l’accompagnò, fisso con lo sguardo e piangendo di consolazione. Tornando in sé, capì che le parole si riferivano al suo martirio, come cioè in lui avrebbe sofferto il Signore, il quale soffre negli eletti mediante la compassione pietosa e la loro celebrazione gloriosa. E così ritornò festante in città, glorificando Dio. Raccontò ai fratelli che il Signore gli era andato incontro e gli aveva detto che sarebbe stato crocifisso nuovamente per mezzo suo”.

 In questo secondo testo troviamo esplicitamente la fatidica domanda, che manca invece negli Atti: “Quo vadis, Domine? Dove vai, Signore?”. Inoltre si accenna ad una fascia, che riveste le caviglie di Pietro per attenuare la stretta dei ceppi e delle catene, e che, scivolando dalla gamba, cade per strada nella corsa notturna.

 Negli Atti di Processo e Martiniano, che riportano ugualmente l’episodio, si specifica che la fascia cade sulla “Via Nova”. Lì sarebbe stata raccolta da una matrona cristiana che l’avrebbe conservata nella sua casa divenuta poi uno dei tituli di Roma col nome dì Titulus Fasciolae, per ricordare l’episodio della fuga di Pietro.

Nei VI secolo la dicitura del Titulus viene modificata, e si parla ormai del Titolo di Nereo e Achilleo, Martiri che. venivano venerati nella non lontana catacomba di Domitilla, le cui reliquie furono poste sotto l’altare: è la chiesa che possiamo ammirare ancor oggi sulla destra di Via delle Terme di Caracalla, via che un tempo rappresentava il primo tratto dell’Appia dopo l’antica Porta Capena.

Negli Atti di Pietro e Paolo dello Pseudo-Marcello, del 400 ca., l’episodio dell’incontro di Pietro con Cristo viene addirittura narrato dallo stesso Pietro alla folla mentre subisce il martirio, facendosi crocifiggere a testa in giù, per esprimere la sua indegnità ad essere crocifisso come Cristo.

In questi Atti troviamo, in aggiunta, un nuovo racconto sulle reliquie dei due Apostoli, che in qualche modo vuol spiegare ciò che poi si verifIca proprio sull’Appia.

Si legge, dunque: “Alcune pie persone d’Oriente tentarono di rapire i corpi dei santi, ma subito un terremoto scosse la città. Gli abitanti, conosciuto il fatto, accorsero e li portarono via. Quelli fuggirono. Allora i Romani, presi i corpi, li deposero in un luogo a tre miglia dalla città, dove furono custoditi per un anno e sette mesi, finché ebbero costruito il luogo dove dovevano deporli. Quindi, radunatisi, li deposero nel luogo per loro edificato”.

Alcune recensioni dei testo specificano il luogo a tre miglia da Roma aggiungendo “nelle catacombe sulla Via Appia”.

 Ritornando all’episodio del Quo vadis?, esso ci viene narrato anche da altre fonti, ad esempio da S. Ambrogio, che così lo riprende nella Lettera contro Auxentius, attingendo evidentemente dagli Apocrifi appena citati, in particolare dagli Atti di Pietro: 

Lo stesso Pietro, in seguito, vinto Simone, siccome diffondeva tra il popolo i precetti di Dio e insegnava la castità, irritò l’animo dei pagani. E poiché questi gli davano la caccia, i cristiani lo scongiurarono di allontanarsi per un po’ di tempo; e quantunque desiderasse il martirio, tuttavia, per riguardo del popolo che lo supplicava, si lasciò piegare. Lo si pregava, infatti, di salvare la sua vita per istruire il popolo e confermarlo nella fede. In breve, di notte si accinse a uscire dalle mura e, vedendo sulla porta Cristo che gli veniva incontro ed entrava in città, gli chiese: ‘Signore, dove vai?’. Cristo gli rispose: ‘Vengo per essere crocifisso’ una seconda volta’. Pietro comprese che la risposta divina si riferiva alla propria croce;

infatti non poteva essere crocifisso una seconda volta Cristo, che col supplizio della morte da Lui subita si era spogliato della carne; in quanto infatti egli è morto, è morto una volta sola, ma in quanto vive, vive per Dio (Rm 6, 10). Pietro, dunque, comprese che Cristo doveva essere crocifisso una seconda volta nel suo servo, e perciò spontaneamente ritornò sui suoi passi. Ai cristiani che lo interrogavano diede la risposta dovuta e, subito arrestato, con la sua morte glorificò il Signore Gesù”.

 A ricordare l’episodio sorse anche una chiesa, lì dove ora l’Ardeatina si separa dall’Appia. Sembra che non ci siano attestazioni della sua esistenza prima dell’XI secolo, giacché la sua prima menzione si trova in una bolla di Gregorio VII del 1074, in cui si ricordano i beni donati alla basilica di San Paolo fuori le Mura. Tra questi viene, appunto, elencata una ecclesia Sancta Maria quae cognominatur Domine-quo-vadis. Altri successivi documenti la ricordano come la chiesa di Sancta Maria ubi Dominus apparuit.

(tratto da La Via Appia Regina Viarium, Via peregrinorum )

All’interno di essa è custodita una copia, l’originale è a San Sebastiano, i frati minori custodi della basilica portarono l'originale li, per la grande venerazione che si era diffusa fra i pellegrini, ma la chiesa incustodita era sempre chiusa

 

 



"Domine, quo vadis?"

dipinto di cm 77 x 56

realizzato nel 1602 circa dal pittore

Annibale Carracci.

 

È conservato alla National Gallery di Londra

 

Diritti di copyright relativi al sito
www.catacombe.org

Il materiale fotografico contenuto nel sito in gran parte proveniente da siti internet e non intende violare i diritti d'autore eventualmente esistenti. Eventuali violazioni di copyright segnalate dagli aventi diritto saranno celermente rimosse dallo staff del sito.