Catacombe di San Sebastiano

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DALLA CATACOMBA ALLA BASILICA

L'area, in antichità, veniva denominata ad catacumbas, che in latino significa "presso le depressioni", il che ci da' utili indicazioni topografiche sulla natura del terreno che presentava sin dalle origini un forte scoscendimento. Il pendio venne sfruttato, già in epoca romana, come luogo di sepoltura. Sono state rinvenute tracce evidenti di sepolture pagane che sembrano risalire all'epoca di Traiano, databili con estrema certezza grazie alle iscrizioni ritrovate ancora “in situ”. L'area in origine doveva essere una cava di pozzolana poi, come spesso accadeva nell'antichità, riadattata e adibita a cimitero, in cui venivano sepolti soprattutto schiavi e liberti, come risulta dai loculi e dai colombari, sepolture assai modeste.
Non mancano però sepolture monumentali, che si collocano nell'area denominata " la piazzola", uno spazio relativamente esteso, oggi sotterraneo, ma in origine probabilmente a cielo aperto. Su questa piazzola si affacciano tre mausolei decorati in modo raffinato, probabilmente appartenuti a liberti assai facoltosi. Le facciate monumentali sono molto simili, tutte in muratura, costituite da una porta centrale sormontata da un'iscrizione con il nome dei proprietari, da un timpano decorato con pitture e da un attico nel quale probabilmente si tenevano le cerimonie di commemorazione dei defunti, come ad esempio i banchetti funebri che ogni anno venivano allestiti nel giorno anniversario della morte. Un primo mausoleo è appartenuto ad un certo Marcus Clodius Ermete, ed è costituito da una prima stanza con arcosoli e loculi; da questa, che si trova allo stesso livello della piazzola, si scende ad una stanza sottostante, anch'essa con arcosoli. Il secondo mausoleo è detto degli Innocentiores, che, probabilmente, è il nome di quella che oggi chiameremmo un'associazione. In questo caso non ci sono stanze all'altezza della piazzola, si scende con una ripida scaletta, direttamente al piano sottostante che accoglie le sepolture. Particolarmente interessanti sono gli stucchi che ricoprono la volta della scala, estremamente raffinati, rappresentanti una conchiglia ed un pavone. Il terzo mausoleo, infine, è denominato dell'Ascia, in quanto un’ascia è rappresentata sul timpano della facciata. Anch'esso presenta stanze su due piani, con sepolture in arcosoli e loculi. Questo tratto non è visitabile al fine di preservare le numerose decorazioni sulle pareti di tufo che delimitavano gli altri lati della piazzola si trovavano numerosi loculi. Essi sono interpretati, dalla maggior parte degli studiosi, come pagani, anche se, forse nell'ultimo periodo di utilizzo, ci fu la presenza di tombe cristiane, in quanto sono state rinvenute rappresentazioni tipicamente cristiane, quali il pesce e l'ancora. Attorno alla metà del III secolo la topografia del luogo venne letteralmente sconvolta: la piazzola è totalmente interrata con una colmata di terra e si crea un nuovo grande spazio in piano ad un livello superiore rispetto a quello dei mausolei. In questa fase si crea la triclia. Essa è un ambiente coperto, al quale si accedeva da una piccola scala, formato da una grande sala porticata, dotata di un bancale addossato alla parete di fondo.
Oltre alla triclia su questo nuovo piazzale si trova un piccolo ma interessantissimo monumentino absidato con all'interno una piccola edicola ed una nicchia. Molti studiosi ritengono, che, proprio in questo periodo, il complesso ospitò temporaneamente le spoglie dei SS Apostoli e martiri Pietro e Paolo e che le loro spoglie si trovassero all'interno di questo piccolo monumento. Oltre alle fonti antiche che ricordano la venerazione dei due martiri in questo luogo, denominato “Memoria Apostolorum”, sul muro di fondo della triclia, sono stati rinvenuti moltissimi graffiti di pellegrini con invocazioni e preghiere rivolte a Pietro e Paolo, tali a testimoniare il profondo culto dei due santi in questo sito. Alcuni di questi graffiti sono ancora visibili e particolarmente interessanti e suggestivi, come quello di un certo pellegrino che, attorno al III sec. scrisse: Paule et Petre petite pro Victore, una richiesta di intercessione rivolta ai due martiri più importanti di tutta la cristianità. Le spoglie dei due santi sarebbero state trasportate attorno al 256 in questo luogo per evitare che venissero disperse durante le persecuzioni di Valeriano e poi riportate al Vaticano e all'Ostiense in un periodo più sicuro; rimangono però dei dubbi a proposito. Infine nel quarto secolo anche quest'area subisce un ulteriore interramento e la quota pavimentale viene ulteriormente rialzata per accogliere la nuova grandiosa basilica paleocristiana circiforme dedicata agli Apostoli, fatta erigere dall’imperatore Costantino (306-337).    
                     


 

 

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