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La Catacomba e
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Il CIMITERO SOTTERRANEO
L’escavazione sotterranea delle catacombe non nacque per motivi
di sicurezza contro le persecuzioni, come si è creduto per molto
tempo. Gli antichi utilizzavano volentieri il sottosuolo quando
la sua escavazione si presentava facile e sicura; la lavorazione
del tufo nel Lazio aveva favorito fin da tempi antichissimi la
creazione di una vasta rete di cunicoli sotterranei a scopo
idraulico, di camere ed ambulacri per sepolture, addirittura di
ambienti di diporto sotto le ville estive, chiamati
criptoportici. I romani trovarono nel sottosuolo la soluzione
del problema funerario ed è documentata la presenza di molte
catacombe pagane. Soprattutto per le comunità ebraiche e
cristiane, dato l’ingente numero dei propri membri e la scelta
dell’inumazione invece della cremazione, la sepoltura nelle
catacombe si affermò come prassi, poiché era assai arduo
seppellire in superficie, a motivo degli spazi necessari e
dell’elevato costo dei terreni suburbani. I pagani usavano
chiamare i loro cimiteri con il vocabolo greco necropoli, la
città dei morti; i primi cristiani, invece, preferirono il nome
cimitero, da loro stessi inventato, che deriva dal greco koimào
che significa "dormire". Già dal termine usato traspare la fede
dei cristiani nella resurrezione. Il cimitero veniva inteso come
il "luogo del sonno" in attesa della resurrezione dei corpi. Il
termine "catacombe" non fu quindi usato dai primi cristiani per
indicare i propri cimiteri sotterranei, ma comparve soltanto
durante il periodo medioevale. Con l’espressione Catacumbas i
Romani solevano indicare una località della via Appia
all’altezza del Circo di Massenzio, ove sorge ora la basilica di
San Sebastiano, in cui si trovava un forte avvallamento oggi
assai meno visibile. Percorrendo le gallerie di una catacomba
si può notare la grande varietà delle tombe e delle decorazioni.
Si possono facilmente trovare tombe molte decorate e lavorate,
accanto ad altre in semplice muratura. Ogni tomba ebbe il suo
piccolo contrassegno per essere riconosciuta. Spesso bastò un
oggetto o un semplice frammento: una lucerna, una moneta, un
fondo di coppa, un monile, un giocattolo di un bambino. In molti
casi, un nome tracciato in rosso sulle tegole, o un graffito
sulla calce di chiusura, ci ha tramandato la memoria del
defunto; ma non mancano espressioni di augurio, di preghiera, di
dolore incise sul marmo, che dopo tanti secoli ci rivelano un
mutuo colloquio tra vivi e morti, accomunati da un unica
speranza e dalla certezza di una vita migliore. Un evento
fondamentale per lo sviluppo e la notorietà di una catacomba fu
la deposizione del corpo di un martire. La venerazione dei
fedeli per questi testimoni di Dio, considerati fin dall’inizio
efficaci intermediari presso il Signore, provocò mutamenti
profondi all’interno delle catacombe. I posti, vicini alle tombe
venerate, vennero sempre più ricercati. Vennero effettuati
lavori di abbellimento e di ampliamento degli ambienti
preesistenti; si crearono così reti densissime, spesso con più
piani di gallerie sovrapposte, che accerchiano le tombe dei
martiri. Vennero aperti nuovi e più comodi accessi per
consentire l’afflusso di un numero sempre più grande di fedeli.
A volte vennero anche erette delle vere e proprie basiliche
sotterranee, sconvolgendo interi settori delle catacombe.
Vennero usate come cimiteri fino alla metà del V secolo.
Successivamente utilizzate soprattutto come luoghi di culto,
come santuari dove poter pregare. Molti pellegrini giungevano a
Roma da tutta l’Europa, per pregare sulle tombe dei martiri.
Fino alla metà del IX secolo le catacombe venivano restaurate ed
abbellite per volontà dei pontefici. In seguito, a causa delle
traslazioni delle reliquie dalle tombe primitive alle chiese
entro le mura, cominciarono ad essere abbandonate.
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