Catacombe di San Sebastiano

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La Catacomba e i Frati Francescani
S. Sebastiano martire
Dalla Catacomba alla Basilica
Il Significato cristiano della Morte
Il Cimitero sotterraneo
Il Culto dei SS. Apostoli Pietro e Paolo
La “Memoria Apostolorum”
I Simboli nella Catacomba
La Basilica di S. Sebastiano
Il Salvator Mundi

Domine, quo vadis”
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LA CATACOMBA E I FRATI FRANCESCANI

Il sito archeologico di S. Sebastiano Fuori le Mura è attualmente custodito dai Frati Francescani della Minoritica Provincia Romana dei SS. Apostoli Pietro e Paolo.
In questa breve sintesi ci limiteremo a descrivere alcune figure che mostrano la qualità della presenza e dell’opera svolta da tanti religiosi. Molti erano umili, dimenticati dai libri di storia e di archeologia, ma che, spinti dallo stesso fervore apostolico dei SS. Pietro e Paolo, venuti a Roma per portare l’annuncio di Gesù Cristo, hanno aiutato a trasmettere la fede cristiana, attraverso la riscoperta di quei luoghi impregnati della vita e della fede di tanti fratelli in Cristo che ci hanno preceduto. Infatti la Catacomba non è un semplice museo antico, pieno di oggetti antichi ed impolverati, ma molto di più: è una presenza che interpella il pellegrino. E’ piena di immagini, luoghi, profumi che spingono il visitatore a fermarsi, a pensare. Sembra quasi che qui la presenza di Dio sia più forte; i tanti cristiani, che si sono addormentati confidando nella promessa di Gesù “Io vado a prepararvi un posto…. ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io”, accolgono le persone che visitano e, attraverso i cunicoli, i simboli sulle pareti di tufo, le tombe vuote, ricordano il nostro destino ultimo: l’abbraccio eterno con Dio Padre. E’ questo il senso ultimo della presenza qui dei Frati Francescani: annunciare nel corso dei secoli questo messaggio, questa speranza, questa fede. E se, il custodire, il riportare alla luce, il far conoscere, l’invitare, l’accogliere, l’accompagnare e quant’altro, aiuta questo annuncio, allora le Catacombe di S. Sebastiano sono un luogo santo, ovvero un Santuario, un angolo di cristianità che, pur se nascosto sottoterra, rischiara la vita di tanti uomini e donne.
I figli di S. Francesco curano sia la Catacomba, sia la Parrocchia di S. Sebastiano. Nell’ormai lontano 23 Giugno del 1826, il Papa Leone XII affidò loro l’insigne Santuario dell’Appia, sostituendo la presenza dei Monaci Cistercensi Riformati d’Italia, che, con alterne vicende, vi risiedevano da secoli. Il Pontefice, nel suo Breve “Ex loci sacris”, definisce il sito in questione come uno dei tre Santuari più venerati a Roma, dopo la “confessione” di S. Pietro in Vaticano e il luogo della decapitazione di S. Paolo. (cfr. Bullarii Romani Continuatio, t. 85, Prato 1854, n 445).
Sono trascorsi tanti anni da quel giorno e la presenza, l’attenta custodia, ma soprattutto il contributo determinante alla esplorazione, illustrazione e conoscenza del luogo da parte di tanti “fratelli maggiori, ha ampiamente ripagato la fiducia riposta dal Papa nei confronti dei Frati Francescani.
Già nel 1877, nel Giornale degli Scavi della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra viene indicato che “in una sala del Monastero di S. Sebastiano i Padri Francescani hanno riunito un gruppo di iscrizioni e di frammenti di sacrcofagi”.
Il primo francescano che si occupò della “Memoria Apostolica”, centro e cuore del sito, fu il P. Paolino Bufalieri, che giunse a dire la Basilica fu costruita sotto Papa Damaso (366-384) e che la traslazione dei corpi dei SS. Apostoli Pietro e Paolo “in catacumbas” avvenne prima per Pietro e nel 258 per Paolo. (cfr. La Basilica Apostolorum e la Critta Apostolica dell’Appia – Roma, Tipografia Guerra e Mirri, 1891, p. 30). Tanto importante fu il suo contributo alla scienza che fu nominato socio della Pontificia Accademia di Archeologia Sacra.
A raccogliere il testimone venne P. Mariano Colagrossi, il quale, dal 1906, inizia la sua opera e riporta alla luce una cripta absidata, nella quale il suo collaboratore P. Bernardino De Santis rinviene un graffito, in cui si legge “Domus Petri”. Questa scoperta lasciava, e tutt’ora non è completamente risolta, la questione relativa alla dimora che potrebbe essere stata abitata dallo stesso S. Pietro o aver contenuto le sue spoglie mortali (cfr. La Critta fine II secolo di un martire scoperta ed illustrata dal P. Mariano Colagrossi – Roma, Tipografia Befani, 1909).
Fr. Damiano Pinna, fratello non sacerdote, originario della Sardegna, segnò una tappa importantissima nel recupero della “Memoria Apostolica” nella Catacomba. Egli, nell’intento di arrivare al centro della Basilica, senza scavare il pavimento della stessa, nella convinzione che quello fosse il “tesoro” dell’intero sito, iniziò uno scavo dalla Cappella Albani. Durante lo scavo, scoprì di un Colombario Pagano, prova che qualcosa sotto la Basilica esisteva, infatti qualche anno dopo con la collaborazione di Mons. De Wall, che stanziò i fondi per scavare dal centro della Basilica si imbatterono finalmente in quell’ambiente che oggi definiamo “Triclia”. Con immensa gioia ed ammirazione trovò centinaia di graffiti che recavano invocazioni ai SS. Pietro e Paolo, in greco e latino. Era il 15 Marzo del 1915. La conclusione era la stessa di coloro che l’avevano preceduto: le spoglie mortali dei principi della cristianità avevano dimorato per un tempo in questa Catacomba, nei pressi dei graffiti.
Un altro francescano di rilievo è stato P. Benedetto Pesci, laureato in archeologia cristiana che si è occupato primariamente alla Cripta di S. Sebastiano e al suo culto nel corso dei secoli.
La nostra breve rassegna è terminata, tanti altri frati andrebbero menzionati, per piccoli e grandi servizi resi a questo Santuario. Terminiamo con un ricordo del lavoro, umile ma fecondo dei confratelli addetti al servizio dei pellegrini, che si sono succeduti nel corso del tempo, aiutati, da molti anni, dalle guide laiche che offrono il loro contributo professionale e la loro disponibilità illimitata.

Tutto questo con l’unico scopo: che questo luogo continui ad essere “un luogo di incontro tra Dio e l’uomo”, dove il tormentoso agitarsi dell’uomo per evitare o esorcizzare la morte trova il suo riposo nel ritorno a Dio, il Padre provvido che ci aspetta a braccia aperte.

                                                                                                                                 I Frati Minori delle Catacombe di S. Sebastiano



 

 

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